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Cammino de Santiago: Storia e Percorsi

Aggiornamento: 13 lug

Pagina 113:

"C'è una strana pace nel non sapere dove dormirai stanotte, una fiducia cieca nel fatto che il sentiero, in qualche modo, si prenderà cura di te."



Meditando su questa frase di Raynor Winn, cercavo di mantenere distratta la mia mente, mentre intorno a me rimbalzavano le solite domande: “Esattamente Oviedo dov’è?” “E tu preferisci spendere le uniche tre settimane di ferie che hai in un anno per stancarti ancora di più?” “Devi essere matto!” Pensando a come ci si possa davvero arricchire fra una piaga ed una bolla, rispondevo quasi con il pilota automatico ai dubbi di chi mi circondava: “Ah, ma lo fai perché sei cattolico?” “No.” “E allora perché?” “Non lo so.” La verità è che non avevo una risposta pronta o definitiva. Magari agli occhi degli altri sembravo sicuro, ma stavolta stavo improvvisando — d'altronde, sono sempre stato bravo a farlo. Solo mesi dopo, percorrendo le strade galiziane, ho iniziato a interrogarmi sul serio: cosa spinge così tante persone a mettersi uno zaino in spalla e camminare per centinaia di chilometri? Scappano da qualcosa? Oppure sono dei cercatori del nulla proprio come me?

In questo articolo cercherò di dare un minimo di contesto sul Cammino e sui suoi simboli. Dedicherò poi altri spazi in cui condividerò la mia esperienza personale sui percorsi che ho coperto e tutti quei consigli che avrei tanto voluto leggere prima di partire.


Le origini: Come nasce il mito

Per capire cosa sia il Cammino oggi, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, fino al IX secolo. Immagina la Galizia di allora: una terra selvaggia, nebbiosa, ai confini del mondo conosciuto. La leggenda narra che un eremita di nome Pelagio, guardando il cielo, notò qualcosa di insolito: una pioggia di stelle, o strani bagliori, che sembravano indicare sempre lo stesso identico punto in un fitto bosco. Incuriosito, andò a vedere e scoprì un sepolcro dimenticato. Era la tomba dell'Apostolo Giacomo il Maggiore (in spagnolo San Yago, da cui il nome Santiago). Il luogo prese il nome di Campus Stellae (il campo delle stelle), che nei secoli è scivolato nella pronuncia fino a diventare la parola che conosciamo tutti: Compostela.

La notizia della scoperta fece il giro del continente a una velocità impressionante per l'epoca. Quel piccolo e isolato villaggio galiziano si trasformò, quasi da un giorno all'altro, in un magnete per l'umanità. Insieme a Roma e Gerusalemme, Santiago divenne uno dei tre grandi pellegrinaggi della cristianità. Ed è qui che la storia si fa incredibilmente umana: per secoli, re, santi, criminali in cerca di redenzione e contadini analfabeti hanno calpestato lo stesso fango, dividendo il pane e tracciando sentieri attraverso l'Europa. Senza saperlo, quella marea di persone stava creando la prima vera rete di scambio culturale della storia moderna, plasmando l'identità profonda di un intero continente.


I Simboli: La Concha e la Compostela


Un pellegrino mostra la credenziale del Cammino di Santiago, il passaporto ufficiale da timbrare lungo le tappe del viaggio.

Chiunque si metta in viaggio oggi porta con sei o incontra lungo la via una serie di oggetti e rituali. Non sono semplici souvenir; sono un codice segreto, fili invisibili che collegano i nostri passi a quelli dei pellegrini del Medioevo. Ecco i simboli più importanti che diventeranno i tuoi compagni di viaggio:

  • La Concha (La Conchiglia): È il simbolo per eccellenza. Anticamente i pellegrini non la compravano alla partenza: la raccoglievano sulle spiagge di Finisterre, l'estremo lembo di Galizia affacciato sull'Oceano, come prova tangibile di aver raggiunto la meta. Aveva anche un uso incredibilmente pratico: era il perfetto cucchiaio o bicchiere naturale per bere alle fonti. Oggi, appesa allo zaino, la conchiglia è il simbolo per eccellenza, una bussola metaforica.

  • La Credenziale (Il Passaporto del Pellegrino): Questo è il tuo nuovo documento d'identità. È un libretto di cartoncino che puoi ottenere nella città di partenza (gratis dalla cattedrale di riferimento) che devi far timbrare (con la “veneranda”) ogni giorno negli ostelli, nelle chiese, nei bar o persino nei municipi che attraversi. Non serve solo a darti accesso agli albergues a prezzi popolari, ma serve anche come "prova" per ottenere poi la Compostela (In teoria sono richiesti almeno 2 timbri al giorno per gli ultimi 100km ma nella pratica poi non sono così fiscali). Inoltre diventa una mappa emotiva e contenitore di ricordi.

  • La Compostela: è il documento ufficiale in latino che viene rilasciato dall'Ufficio del Pellegrino di Santiago se dimostri, timbro dopo timbro sulla tua Credenziale, di aver percorso almeno gli ultimi 100 km a piedi o 200 km in bicicletta. Il documento in sé è gratuito; se desideri ricevere un'ulteriore pergamena che attesta il numero esatto di chilometri percorsi, il costo è di 3 euro. Allo stesso tempo, puoi anche scegliere di non richiederla: ho camminato con molte persone che hanno preferito non farlo, proprio perché non volevano introdurre una dimensione "materiale" o commerciale in un'esperienza che, per loro, doveva rimanere esclusivamente interiore.

  • El Bordón (Per gli amici, "El Palo"): Il classico bastone di legno. Nel Medioevo era una vera e propria arma per difendersi dai lupi e dai briganti, oltre che un terzo appoggio per le gambe stanche. Oggi, anche se molti usano i moderni bastoncini da trekking, il vecchio bordon di legno mantiene un fascino immenso: picchia ritmicamente sull'asfalto e sulla terra, diventando il metronomo dei tuoi pensieri. Personalmente l'ho trovato molto utile in quanto allantana i serpenti involontariamente ed in più può essere utilizzato anche contro cani randagi che ahime possono essere presenti sul percorso (menzione speciale ad Emilio, Contadino asturiano dispensatore di Bordòn).

  • La Flecha Amarilla (La Freccia Gialla): Questa, ti giuro, diventerà la tua migliore amica. Verniciata su alberi, marciapiedi, sassi e muri, la freccia gialla ti dice che non sei perso. Nacque negli anni '80 grazie all'intuizione di Don Elías Valiña, un parroco di O Cebreiro che iniziò a tracciarle a mano per riattivare il Cammino Francese. Per dirla alla Ron Weasley: perché non potevamo seguire le farfalle? Beh, sul Cammino non ci sono i ragni di Aragog, ma la regola d'oro è la stessa. Ti basta seguire il giallo per stare tranquillo.

  • La Cruz de Santiago: È la croce rossa a forma di spada con l'elsa che termina con un fiore di giglio. Un simbolo forte, ereditato dall'antico ordine militare dei cavalieri che proteggevano i pellegrini dai pericoli della strada. La troverai stampata ovunque, persino sulla famosa Tarta de Santiago (il dolce tipico alle mandorle che mangerai alla fine).

  • Il Botafumeiro: È il gigantesco incensiere della Cattedrale di Santiago, uno dei più grandi al mondo. Pesa più di 50 chili e viene fatto oscillare da otto persone (i tiraboleiros) a una velocità pazzesca, sfiorando il soffitto della navata. Curiosità storica: nel Medioevo non si usava solo per motivi liturgici, ma per una ragione molto più "umana"... serviva a coprire l'odore pungente dei pellegrini che, dopo mesi di viaggio senza potersi lavare, dormivano ammassati dentro la chiesa!

  • La pietra (Il peso che lasci andare): Lungo molti percorsi (il punto più famoso è la Cruz de Hierro sul Cammino Francese) c'è la tradizione di portare da casa una piccola pietra. Rappresenta un peso interiore, un dolore, un peccato o semplicemente qualcosa che vuoi superare. Arrivato ai piedi della croce, la lasci lì, in cima a una montagna di altre pietre lasciate da migliaia di persone prima di te. È un gesto di una potenza psicologica devastante: alleggerisci lo zaino e, metaforicamente, l'anima.

  • "Buen Camino": Non è un oggetto, ma è il simbolo sonoro del viaggio. È il mantra che ti scambi con chiunque incroci la tua strada: contadini locali, ciclisti veloci o altri matti come te con lo zaino in spalla. Due parole universali che abbattono ogni barriera linguistica. Significa semplicemente: "Ti vedo, so cosa stai provando, buona fortuna per i tuoi passi".



Religione e spiritualità: La tela bianca del cammino

Qui è dove crollano i preconcetti. Come vi dicevo all'inizio, quando ho risposto con un secco "No" a chi mi chiedeva se partissi per motivi cattolici, molti sono rimasti spiazzati. La verità è che il Cammino non appartiene a una chiesa; appartiene a chi lo percorre. A mio avviso, c’è una differenza enorme tra religione e spiritualità (ma di questo, forse, ne parlerò in un altro articolo).

Cosa succede quando cammini per ore, giorno dopo giorno? Il ritmo del passo si trasforma in una vera e propria meditazione attiva. All'inizio la mente è invasa dai pensieri quotidiani, dalle scadenze, notifiche che hai lasciato a casa. Poi, lentamente, il movimento si sintonizza con il battito cardiaco e con il respiro. Il gesto fisico diventa uno svuotamento.

Il significato del Cammino è aperto: è una tela bianca che aspetta solo di essere dipinta da chi ci cammina sopra. Per qualcuno è una sfida atletica contro i propri limiti; per altri è uno spazio protetto in cui elaborare un lutto o la fine di una relazione. Per molti è una pausa salvifica da una carriera frenetica che stava consumando troppe energie, o una ricerca profonda di risposte. Nessuna motivazione è meno nobile di un'altra. Di sicuro, questa esperienza ti mette di fronte a infiniti specchi interiori. Ascoltando le storie — a volte incredibili — degli altri pellegrini, finisci per riflettere te stesso in scenari diversi. Involontariamente cresci, anzi, esisti: stai allargando la vita.

Se dovessi dirti perché farlo, ti risponderei che il Cammino ti costringe a riscoprire l’essenziale. Quando tutto ciò di cui hai bisogno per sopravvivere e stare bene è racchiuso in uno zaino di pochi chili sulle spalle, ti rendi conto di quante sovrastrutture inutili ti circondino ogni giorno. Ti alleggerisci. E in quel vuoto si crea lo spazio per la bellezza disarmante degli incontri casuali.



Ti stai chiedendo quale sia il percorso più adatto a te o quanto tempo serve davvero per questa esperienza? Continua a leggere nella seconda parte dell'articolo: Guida ai percorsi e la filosofia del ritorno.

 

 

 

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