L'inseguitore di Fischi
- andreaballerino
- May 7
- 2 min read
Updated: May 11
Spesso ci convinciamo che la stabilità sia l’unico porto sicuro. Costruiamo perimetri fatti di scadenze, stipendi e rituali sociali che si ripetono sempre uguali.
Ciao, piacere, mi chiamo Andrea e lavoro come Account Manager.
È come se la professione fosse diventata l’unica cosa capace di definirci; non più un semplice ruolo, ma L’Etichetta definitiva.
Viviamo in una routine rassicurante dove, fra ovatta e caramelle gommose, scivoliamo dolcemente in una forma di anestesia collettiva. La nostra aspirazione massima diventa semplicemente "stare al passo", finendo inevitabilmente per mentire a noi stessi, alle nostre reali necessità e, soprattutto, ai nostri sogni.
Prima del mio ultimo burnout, abitavo in una prigione dai muri morbidissimi. Era un’esistenza bidimensionale, dove ogni passo era attutito dal tappeto della routine. L'ennesimo frammento di puzzle incastrato a forza in una cornice troppo stretta, provavo quella solitudine sottile di chi, nel mezzo di una riunione o di un aperitivo, si ferma a fissare il vuoto e si chiede: 'Ma oltre questa vallata di scadenze, cosa c’è davvero?
In un mondo che premia l’omologazione e guarda con sospetto alla diversità, sentirsi "sbagliati" è paradossalmente il primo segnale di risveglio. È il momento in cui smettiamo di ignorare quel richiamo lontano, quasi impercettibile, e finalmente lo accettiamo. Ci chiediamo cosa sia quel fischio, se c’è sempre stato e come abbiamo fatto a ignorarlo per così tanto tempo. Quel suono porta con sé una vibrazione che restituisce prospettiva.
Come il Belluca di Pirandello, comprendiamo che la vera follia non risiede in chi ascolta l’altrove, ma in chi sceglie di ignorarlo per inerzia. Il baratro della sofferenza non è un vicolo cieco, ma un terreno fertile: è proprio nel vuoto che la nostra ricerca interiore trova un senso. Il raro sentimento di sentirsi finalmente "a casa" non nasce quindi dalle certezze, ma dal coraggio di camminare nell’ignoto.
Abbracciare lo smarrimento diventa allora l'unico modo per curarsi. Una volta percepito quel fischio, la 'normalità' smette di essere un rifugio e diventa un limite. Non resta che sintonizzarsi su quella frequenza interiore e lasciarsi guidare. Forse il binario che abbiamo scelto non ha ancora una destinazione sulla mappa, ma è solo abbandonando i percorsi tracciati che la luce cambia colore. È l’incertezza stessa a dipingere l’orizzonte, rivelando sfumature giallo-arancio che l’anestesia del quotidiano ci aveva impedito di vedere.
Piangiamo, a volte disperati, convinti che la nostra esistenza non sia altro che una collezione di fantastici fallimenti: frammenti di buio intrisechi ed essenziali.
Forse vivere non significa semplicemente occupare uno spazio e un tempo, trascinando un corpo in continuo formicolio.
Forse, la vita vera, inizia solo quando smettiamo di resistere a quel richiamo e troviamo l'audacia di seguire il fischio, ovunque decida di portarci.
Ciao, piacere, mi chiamo Andrea e seguo i fischi.



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