Cammino Primitivo: la mia esperienza
- andreaballerino
- 9 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 15 lug
Il ragazzo cominciò a invidiare la libertà del vento, e capì che avrebbe potuto essere come lui. Niente lo impediva, se non lui stesso.
Santiago si trovava a Tarifa, il vento africano di Levante gli cullava il volto, ed è lì che realizzava una cosa fondamentale: il concetto di decostruzione.
Ci sono momenti in cui la vita, con il suo rumore di fondo, grida un bisogno incessante di ricostruzione concettuale. Giugno 2021: la pandemia era ormai una parentesi quadra sbiadita di un intervallo congelato. Eppure, quel brutto ricordo si trascinava dietro scorie ruvide, fatte d'ansia sociale e attacchi di panico costanti. La mente cercava un punto di rottura, un urlo capace di squarciare il silenzio di quell'apatia forzata.
Lo scrollo aveva un nome ben definito nella mia testa: Cammino di Santiago.
Erano anni che sognavo di camminare zaino in spalla lungo la via Iacobea, ma avevo sempre permesso alla paura di dettare le regole del gioco (una paura di cui oggi, col senno di poi, fatico a decifrare i contorni). Eppure, una volta messo da parte il timore, la vera domanda non era più se partire, ma dove dirigere i passi.
La logica del mondo avrebbe preteso il Cammino Francese. Tutti i blog, le guide e gli amici convergevano sulla stessa narrazione rassicurante: è più pianeggiante, ricco di servizi, socialmente denso. Ti offre l'illusione di un viaggio protetto. Ma l'illusione era esattamente il velo soffocante da cui stavo fuggendo. Cercavo il vuoto. Volevo il più isolato. Volevo l'origine.
Dopo un po' di ricerca, eccolo: il Cammino Primitivo.
Scegliere la via più antica significava scegliere la via più nuda. Se il Francese prometteva condivisione, il Primitivo esigeva un corpo a corpo con la solitudine. La verità è che avevo un disperato bisogno di stare da solo con i miei pensieri, di abitare quel silenzio che la quotidianità tenta sempre di riempire.
Per ricostruire l'essenziale quindi, dovevo prima accettare di essere decostruito dal sentiero.
Alle origini del mito: la storia del Primitivo
Scegliere la via più antica non è stato solo un vezzo geografico, ma un ritorno alla matrice. Il Cammino Primitivo, infatti, non è una delle tante rotte giacobee; è l'archetipo, il punto zero da cui tutto ha avuto inizio.
Per comprenderlo dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, finendo in un Medioevo aspro e nebbioso, precisamente intorno all'anno 814. Immagina la scena: un eremita di nome Pelagio segue una pioggia di stelle nel fitto di una foresta asturiana (un campus stellae, da cui nascerà il nome Compostela) e scopre una tomba dimenticata. Quando la notizia del ritrovamento dei resti dell'Apostolo Giacomo giunse alla corte di Oviedo, il re Alfonso II, detto il Casto, colse immediatamente la portata epocale dell'evento, non solo spirituale ma geopolitica: l'Europa cristiana, stretta dall'avanzata islamica a sud, aveva bisogno di un simbolo attorno a cui stringersi.
Alfonso non perse tempo. Si mise lo zaino in spalla—per così dire—e divenne, a tutti gli effetti, il primo pellegrino della storia.
Quel tracciato tortuoso, che il re aprì fendendo le montagne delle Asturie per raggiungere la Galizia, divenne il primissimo itinerario di fede e isolamento del mondo occidentale. Secoli prima che il Cammino Francese diventasse la rotta principale e, in tempi moderni, un fenomeno decisamente più pop e commerciale, esisteva solo questo spazio strappato alle nebbie, ai boschi di castagni e ai silenzi verticali. Era una via così dura e selvaggia che nel Medioevo i pellegrini deviavano verso Oviedo per venerare le reliquie della Cattedrale, ma spesso facevano testamento prima di avventurarsi tra queste vette.
Camminare qui oggi, allora, smette di essere un semplice trekking. Diventa un atto di archeologia esistenziale. Significa calpestare la stessa pietra grezza lambita dai calzari di un re medievale più di mille anni fa, muovendosi in una dimensione temporale pendente.
Il percorso e la durezza della terra asturiana
Il Primitivo non fa sconti. Chi parte pensando a una camminata rilassante si scontra rapidamente con la realtà della geografia asturiana e galiziana: circa 320 chilometri che non sono altro che un continuo e implacabile saliscendi emotivo e fisico.
Le tappe iniziali, da Oviedo in poi, richiedono gambe e testa. Si sale costantemente, e grazie all'app Buen Camino—diventata la mia bussola quotidiana—ho potuto esplorare e scegliere i sentieri meno battuti, inseguendo i discorsi alternativi della montagna e le varianti più impervie. Ricordo un giorno in particolare in cui, arrampicandomi lungo i crinali, mi sono reso conto di camminare più in alto del livello delle nuvole: un mare bianco sotto di me, sospeso in un silenzio assoluto, quasi fossi fuori dal mondo.
Il percorso alternativo più celebre si incontra dopo Tineo, a Campiello: da un lato la via "morbida" che scende verso Pola de Allande, dall'altro la leggendaria variante di Hospitales.
Io cercavo l'asprezza, e ho scelto la seconda. È una rotta d'alta quota temuta e spettacolare: chilometri di praterie completamente esposte agli elementi, senza un bar, una fontana o un riparo (tocca portarsi dientro un bel pò d'acqua), dove cammini tra i resti in pietra degli antichi ospedali medievali che un tempo salvavano i pellegrini stremati dalle bufere.

Ho creato una piccola tabella che magari potrà aiutarti quanto meno ad avere un idea tangibile del mio percorso.
Tappa e Itinerario | Distanza (Km) | Altitudine Max | Regione | Densità e Atmosfera |
1. Oviedo ➔ San Juan de Villapañada | 30.5 | ~300 m | Asturie | Isolato: Prime colline e borghi silenziosi. |
2. San Juan de Villapañada ➔ Salas | 20.2 | ~350 m | Asturie | Isolato: Valli rurali e fitti boschi. |
3. Salas ➔ Tineo | 20.2 | ~780 m | Asturie | Isolato: Salita impegnativa e solitaria. |
4. Tineo ➔ Borres / Campiello | 18.0 | ~800 m | Asturie | Isolato: Avvicinamento alla cresta selvaggia. |
5. Variante Hospitales (Borres ➔ Berducedo) | 26.0 | ~1.200 m | Asturie | Eremitico: La rotta d'alta quota, la mia scelta tra le vette. |
6. Berducedo ➔ Grandas de Salime | 20.1 | ~1.100 m | Asturie | Isolato: Ripida discesa verso la diga del fiume Navia. |
7. Grandas de Salime ➔ A Fonsagrada | 25.3 | ~1.144 m | Asturie / Galizia | Isolato: Il passo di montagna che segna l'ingresso in Galizia. |
8. A Fonsagrada ➔ O Cádavo | 24.5 | ~900 m | Galizia | Isolato: Crinali boscosi e parchi eolici nel vento. |
9. O Cádavo ➔ Lugo | 30.5 | ~700 m | Galizia | Moderato: Lunga discesa verso la splendida città murata. |
10. Lugo ➔ San Romao da Retorta | 19.7 | ~500 m | Galizia | Moderato: Campagna galiziana tranquilla. |
11. San Romao ➔ Melide | 28.3 | ~550 m | Galizia | Da Isolato a Crowded: L'innesto a Melide con il Cammino Francese. |
12. Melide ➔ O Pedrouzo | 33.3 | ~400 m | Galizia | Crowded: Un fiume umano immenso, bar e servizi ovunque. |
13. O Pedrouzo ➔ Santiago de Compostela | 20.0 | ~380 m | Galizia | Crowded: Il flusso finale ed emozionante verso la cattedrale. |
Le tappe possono aumentare nel caso in cui decidessi di proseguire verso Muxia
e Finisterre. (Trovi la mia esperienza in questo articolo).
Ricordo lacrime leggere e gentili all'arrivo a Santiago: una rottura delle scorie passate. Quella cattedrale sancì il vero inizio della decostruzione, rompendone il perimetro e confulendo nell'albeggiante Arte dell'essere.
Hai bisogno di una mano per strutturare lo zaino? Dai un'occhio ai miei suggerimenti qui
Se il Cammino Primitivo non ti convince, puoi leggere il mio articolo sui vari percorsi alternativi.
Se invece ti sei perso i simboli piu ricorrenti che troverai sul sentiero, puoi leggere questo articolo.



